Giarrusso, l’altra faccia dell’antimafia

Quello che vi stiamo per raccontare è l’epilogo di una controversia giudiziaria che apre nuovi scenari carichi di forti dubbi sulla condotta di uno dei componenti della Commissione Nazionale dell’Antimafia, il Sen. Mario Michele Giarrusso. Un parlamentare dall’insulto facile che non si comprende da che parte stia davvero. Sia politicamente che nella presunta lotta alla mafia.

Iniziamo partendo dall’antefatto.

Ci troviamo a Vittoria, un paese dell’ipparino conosciuto agli onori delle cronache per avere dato i natali a diversi soggetti malavitosi. Tra i 60mila abitanti circa di Vittoria, ci sono però anche tantissime persone perbene che quotidianamente combattono la mafia denunciando gli illeciti, sia alle autorità competenti che mezzo stampa.
Persone oneste come Concita Occhipinti, una coraggiosa giornalista che il 30 marzo 2009 titolò un suo articolo “Il sindaco di Vittoria aveva una guardia del corpo pluripregiudicata” riferendosi all’allora sindaco Giuseppe Nicosia e il pluripregiudicato Maurizio Di Stefano, condannato per reati di associazione mafiosa, estorsione, stupefacenti, detenzione di materiali esplodenti il quale era stato realmente bodyguard dell’ex sindaco essendo il promotore o comunque associato della società Groupservice onlus che offre servizi di sicurezza per lo stesso Comune e per l’Azienda Municipalizzata EMAIA. L’ex sindaco perciò denunciò la giornalista richiedendo 50mila euro per il danno all’immagine subito per questo accostamento. Con sentenza n.163/2017 pubblicata il 03/02/2017, il Tribunale di Ragusa, nella persona del Giudice Cignolani, ha rigettato la domanda e condannato il sindaco pro tempore al pagamento delle spese.

A essere chiamato in causa anche il marito di Concita Occhipinti, Giovambattista Gulino autore di un video pubblicato su Youtube (clicca qui!) dove dimostra quello che anche in sede di dibattimento è stato confermato e che tutti sapevano.

“Chi è Gulino?”, chiedeva il sen. Mario Michele Giarrusso nel gruppo fb del meet up ibleo poco dopo l’incontro della Commissione Bicamerale Antimafia richiesto dall’ex sindaco Giuseppe Nicosia avvenuto il 6 marzo 2015, cioè dopo l’omicidio Brandimarte di metà dicembre 2014, per dibattere del ritorno dei boss che hanno finito di scontare il carcere e del sistema di protezione per la collaborazione con la giustizia. Si discusse dell’interrogazione parlamentare del sen. Beppe Lumia dove venivano riportati i nomi e i cognomi dei nuovi presunti malavitosi, del caso Scicli e dell’attesa per la decisione della commissione prefettizia che doveva decidere se il Consiglio fosse o meno inquinato.
Si provò a fare luce anche sul caso dell’assessore Angelo Dezio e dell’incarico progettuale ricevuto dal figlio architetto, causa scatenante della polemica con l’assessore Piero Gurrieri e dell’azzeramento della giunta.
L’incontro avveniva anche a seguito degli attentati incendiari che avevano interessato alcuni magazzini di plastica e di imballaggi, e il M5S provò a incalzare il sindaco su queste vicende. Ma non solo.

Perché il sen. Mario Michele Giarrusso chiedeva chi fosse Giovambattista Gulino?

Nei commenti del medesimo gruppo, il senatore dichiarava che non era piacevole essere attaccati in una audizione della Commissione Antimafia per delle assurdità.

A quali assurdità si riferiva?

Sempre il sen. Mario Michele Giarrusso svela l’arcano mistero: l’On. Francesco D’Uva, in audizione chiese al sindaco spiegazioni su un fatto riportato dai giornali qualche anno prima relativo a presunti guardaspalle del sindaco pregiudicati. E dichiarò che in quella sede era emerso che la questione in oggetto era stata una montatura di Gulino e della moglie (Concita Occhipinti, n.d.r.).

E Gulino lo incalza: “Ha detto che in quel periodo il sindaco si muoveva con loschi individui di cui, uno in particolare da me denunciato per estorsione e condannato appartenenti al clan Carbonaro – Dominante?”

Ecco chi è Giovambattista Gulino.

Giovambattista Gulino, ex attivista del M5S, è una vittima di racket e usura che subì gravi minacce e che tra il 1992 e il 2002 ha dovuto lottare contro la criminalità organizzata. Riconosciuto vittima di racket nel 2003, ha collaborato e collabora con le istituzioni. Ha denunciato e portato all’arresto malavitosi organizzati e usurai. Insieme a Concita Occhipinti, Giavambattista ha denunciato l’amministrazione ricevendo minacce di morte se non avesse ritirato il video pubblicato per sostenere la veridicità del titolo dell’articolo pubblicato dalla moglie per il quale era stata querelata.

Come poteva il sen. Giarrusso credere e sostenere che la giornalista Concita Occhipinti e l’allora attivista M5S Giovambattista Gulino avessero potuto montare ad arte la vicenda solo per screditare l’allora sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia? Ma soprattutto: perché avrebbero dovuto farlo? E poi: perché il sen. Giarrusso si schierava dalla parte di chi aveva come guardia del corpo un pluripregiudicato?

Da quel momento, inizia la pubblica campagna denigratoria del sen. Giarrusso contro i coniugi e contro gli attivisti storici del meet up di Vittoria che prendevano le loro parti, accostati dal senatore ai malavitosi affiliati alle cosche locali. Sì, proprio così: un senatore dell’antimafia tacciava chi combatteva in prima linea la mafia di essere un mafioso alla stessa stregua.

Da lì la caccia agli infiltrati, le minacce di querele e le campagne di discredito umano e professionale a Concita Occhipinti, a Giovambattista Gulino, e agli attivisti che tentavano di difendere i coniugi. Fino ad arrivare al 31 ottobre 2015 quando, supportati dal sen. Giarrusso, il nuovo meet up di Vittoria siglava la condanna all’espulsione dal M5S gli attivisti Giovambattista Gulino, Irene Nicosia, Ciro Torre, Monteneri Giovanna, Giorgio Di Stefano, Gianpippo Fermo, Giovanni Interi, Nicola Marchese, Piero Enzo Sarta, accusati di comportamento lesivo e in aperto contrasto con gli indirizzi e l’etica del Movimento 5 Stelle perché nel 2014, in occasione dello Sfiducia Day contro il Governatore della Sicilia, avevano dichiarato assoluta contrarietà alle affermazioni di Grillo in particolare quando si riferiva alla mafia che aveva una sua morale (n.d.r.), e osservando che l’evento era servito solo per una conta degli attivisti.

Il nuovo meet up, inoltre, li accusava di avere mosso gravi allusioni nei confronti di Paolo Borrometi e Mario Michele Giarrusso in merito all’assegnazione della scorta al giornalista, lo stesso che aveva incontrato Rosy Bindi e la commissione antimafia durante l’incontro organizzato a Vittoria dall’ex sindaco in quanto autore degli articoli relativi alle vicende che avevano interessato il Mercato Ortofrutticolo.

Gli attivisti avevano semplicemente espresso dei dubbi relativi all’assegnazione della scorta a Paolo Borrometi che potevano essere fugati con l’ordinanza del Prefetto. E invece no! Il senatore Giarrusso ha addirittura gettato in questo verminaio il giornalista che rincarava la dose supportando l’iniziativa di denunciare con il senatore gli attivisti del M5S Nicola Marchese, Ciro Torre e Giovambattista Gulino, oltre a Venerando Lauretta e Franco Assenza (clicca qui!).
Denuncia che non ebbe luogo, almeno per quanto attiene gli ormai ex attivisti M5S.

Ma perché coinvolgere Borrometi? Quali interessi, anche politici, c’erano dietro? Cosa doveva dimostrare il senatore Giarrusso con questa vicenda? Ma soprattutto, a chi?

Di lì a poco si dovevano creare le liste per le imminenti amministrative di Vittoria ed è plausibile supporre che questa operazione fosse funzionale alla candidatura a sindaco dell’avv. Carmelo Giurdanella per il M5S. Candidato che per anni aveva spalleggiato il sindaco uscente Nicosia di cui vi abbiamo parlato anche in questo blog (clicca qui!).

A sapere di questa vicenda erano tanti eletti del M5S i quali hanno ricevuto il corposo dossier che Giovambattista Gulino ha inviato. Nessuno lo avrà letto. Se lo ha fatto, si è reso complice silenzioso e consenziente della questione narrata che apre nuovi scenari nella politica del Movimento 5 Stelle.

Dossier Giovambattista Gulino

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